A scuola di happy hour?!Tutto quello che non sapevo sui finger food

Ciao!

Eccomi alla prima puntata della nuova edizione del blog.

Devo avervi detto più volte che vado matta per l’aperitivo: se qualche anno fa erano solo banconi di locali pieni di gente e musica che con pochi euro mi facevano passare serate più o meno alcooliche e saltare la cena (con annessi sensi di colpa almeno il giorno dopo), adesso – complici uno stile di vita sano, la taglia dei jeans e il gusto per la buona cucina – il mio happy hour ideale fa rima con piccoli assaggi in un ambiente curato, sapori giusti e, naturalmente, un buon abbinamento nel bicchiere.

Insomma, una pausa “felice” perché mi coccola, se sono fuori e sto provando un nuovo locale o sono nel posto del cuore, o perché alimenta la curiosità dei miei ospiti sul resto della cena se organizzo il tutto sul bancone della mia cucina.

Degustare insomma, a ritmo lento.❤️

Settimana scorsa ho frequentato la prima lezione di cucina “seria”, e poteva non essere sui finger food?Inutile dire che l’ho “bevuta” dall’inizio alla fine e che, se possibile, ha stimolato ancora di più la mia voglia di approfondire gli ingredienti perfetti di questo piccolo rito di benessere in tavola.

Per oggi vi dico che ho imparato innanzitutto una cosa nuova.

Leviamoci dalla testa che finger food sia “mangiare con le mani”, magari pizza o formaggio a cubetti, o l’antipasto vero e proprio.

Con questo termine, super inflazionato ma tanto sconosciuto a me per prima, quelli veri chiamano il “benvenuto dello chef”, i mini piattini che non ordini ma arrivano a tavola appena seduti, e che puoi mangiare in un boccone solo perché con l’altra mano leggi il menu.

A tutta curiosità, quindi, perché il buongiorno si vede dal mattino!

Passando dalle parole al piatto, ho visto lo chef Antonio Cuomo, giovane e bravissimo (curiosare su Google per credere, prima di prenotare alla sua tavola ovviamente!!), realizzare quattro idee meravigliose: sapori calibratissimi, abbinamento di colori azzeccato e leggerezza. E anche molta tecnica e precisione che fa di un professionista della cucina un vero artista.

Per ora vi incuriosisco solo alla vista, con le mie foto: vi dico che sono una tartare di branzino, che c’è ma non si vede, la rivisitazione di un’alga che siamo abituati a vedere solo come componente del sushi, un cremino di zucca delicatissimo e un tentacolo di polpo con una sorpresa di colore e gusto in ogni ventosa.

Ho promesso allo chef che avrei provato a rielaborare uno di questi tre piatti, usando ingredienti diversi, ma prima di mandargliela via mail, la farò vedere anche a voi!È utilissimo anche il vostro giudizio, e chissà che non vi venga voglia di sperimentare e di raccontarmelo.

Come sempre, stay tuned.

Intanto io corro su Amazon a cercare qualche piccolo strumento di cui finora ignoravo l’esistenza ma, come si dice, da adesso mai più senza!

Alla prossima,

Daniela

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